Nel corso del nostro cammino sulla terra, lasciamo tantissime impronte: ma se quelle sulla spiaggia o su un sentiero, frutto dei nostri passi, possono essere un dolce ricordo di vacanze e relax, ce ne sono altre meno “romantiche”, legate al nostro impatto sull’ambiente e sulle risorse naturali.

Carbon Footprint: che cos’è e a cosa serve?

L’impronta probabilmente più conosciuta è la Carbon Footprint (o Impronta di Carbonio), un parametro che permette di misurare le emissioni di gas serra causate dalla produzione di un prodotto, di un servizio, di un’azienda o di singolo individuo.

Questo dato, espresso in tonnellate CO2 equivalente (l’unità di misura che permette di pesare insieme le emissioni dei diversi gas serra con i relativi effetti di alterazione sul clima), è calcolato su tutto l’intero ciclo di vita di un sistema, permettendo di valutare e quantificare gli impatti verso il clima, l’ambiente e la biodiversità.

Prova a indovinare: cosa consuma di più?

Gioco Cabornfoot print

  1. La risposta è Latte - Ebbene sì, 1 litro di latte vaccino emette 1,5 kg* di CO2e, la stessa quantità emessa da 2,7 litri di caffè e da ben 4 litri di latte di soia!
  2. La risposta è Smartphone - Forse era facile immaginarlo, ma lo smartphone è più impattante rispetto a un pasto a base di carne di manzo... ma la differenza non è poi così abissale! Uno smartphone di 3 anni emette 31 kg CO2e, la stessa quantità emessa da 4 pasti a base di carne di manzo (che se ci rifletti spesso vengono consumati in una sola settimana).
  3. La risposta è Maglione di Lana - Incredibile vero? La produzione di 1 maglione di lana emette 56 kg CO2e, la stessa quantità che si emette durante un viaggio in auto in solitaria di circa 255 km. La distanza percorsa in un viaggio Bologna-Milano è di circa 215 km*.

(*I dati sono indicativi e prendono in considerazione l’intero processo, dalla coltivazione fino alla distribuzione nei supermercati) - fonte: impactco2.fr

Water Footprint: perché è importante non sprecare acqua

L’acqua è la prima fonte di vita sul Pianeta e non è infinita. Proprio per questo è stata istituita la Water Footprint (o Impronta dell’Acqua) un indicatore atto a misurare il consumo di acqua dolce coinvolto nella produzione di beni e servizi.

Una delle emergenze mondiali è proprio lo spreco di acqua da parte dell’uomo per il settore industriale, agricolo e domestico: solo in Italia più del 60% dell’acqua è destinata alla produzione agroalimentare, in particolare al Nord per la coltivazione di carne, cereali e frutta, mentre nel settore industriale abbiamo un consumo pari quasi al 30%, soprattutto nel settore tessile e nelle cartiere (per un foglio A4 vengono utilizzati fino a 13 litri d’acqua!).

Come si definisce l’impronta idrica?

Nel calcolare l’impatto delle produzioni, le risorse idriche vengono classificate in 3 categorie:

  • Acqua Blu

L'impronta idrica blu è l'acqua che proviene da risorse idriche superficiali o sotterranee ed è evaporata, incorporata in un prodotto o prelevata da un corpo idrico e restituita a un altro o restituita in un momento diverso. L'agricoltura irrigua, l'industria e l'uso domestico dell'acqua possono avere ciascuno un'impronta idrica blu.

  • Acqua Verde

L'impronta idrica verde è l'acqua proveniente dalle precipitazioni, che viene immagazzinata nella zona radicale del suolo ed evaporata, traspirata o incorporata dalle piante. È particolarmente rilevante per i prodotti agricoli, orticoli e forestali.

  • Acqua Grigia

L'impronta idrica grigia è la quantità di acqua dolce necessaria per assimilare gli inquinanti (scarti agricoli o urbani, scarichi industriali, ecc.) attraverso sistemi di depurazione e diluizione, per soddisfare specifici standard di qualità dell'acqua che viene poi reimmessa nel ciclo. L'impronta idrica grigia considera l'inquinamento da fonte puntuale scaricato in una risorsa di acqua dolce direttamente attraverso un tubo o indirettamente attraverso il deflusso o la lisciviazione dal suolo, superfici impermeabili o altre fonti diffuse.

Praticamente ogni attività umana, nei suoi processi, impatta - in modo differente - queste 3 “tipologie” di acqua; ad esempio, la produzione di un burger di soia di 150 g in Olanda ha un impatto globale di circa 160 litri di acqua (considerando tutte le fasi di produzione, dalla coltivazione della soia al consumo e smaltimento); un burger di carne di manzo prodotto nello stesso paese richiede l’utilizzo di oltre 1000 litri di acqua.

Plastic Free

Plastic Footprint: dove finiscono i nostri rifiuti?

Benché non sia stato coniato un vero e proprio indicatore che ne misuri l’impatto, anche l’utilizzo della plastica ed il suo - purtroppo - rilascio nell’ambiente svolgono un ruolo rilevante nelle conseguenze che le attività umane portano alle problematiche ambientali e climatiche.

Ogni anno infatti, quasi 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica monouso finiscono negli oceani. Oltre all’enorme impatto in termini di Water Footprint, la plastica, per sua “naturale” composizione, contiene all’ interno additivi dannosi per l’ambiente, per il cui smaltimento occorrono tempi lunghissimi: basti pensare che una bottiglia di plastica impiega dai 100 ai 1000 anni per decomporsi.

Nella maggior parte dei casi, la presenza della plastica nei mari e negli oceani è data dall’errato smaltimento dei rifiuti e dal mancato riciclaggio.

La plastica gettata negli oceani, a contatto con acqua e sole, si degrada molto lentamente e rilascia le famose microplastiche, cioè sostanze e particelle del materiale stesso, che vengono così ingerite da pesci, microrganismi e altri animali acquatici, andando a creare alterazioni su tutti gli aspetti legati alla salute del mare e degli oceani (sia in termini di flora che di fauna) e venendo di fatto inserite anche nella catena alimentare umana, in quanto questa problematica coinvolge circa il 20% degli animali marini pescati e consumati dall’uomo.

Biodiversità: perché è così importante

La base del benessere e della sostenibilità ambientale e, di conseguenza, di ogni forma di vita sulla terra è sicuramente costituita dalla biodiversità.

Che cos’è la biodiversità?

Il termine Biodiversità (Biodiversity: Biological Diversity) è nato nel 1988 e coniato dall’entomologo Edward O. Wilson ed è la definizione più rappresentativa di tutte le ricchezze presenti sulla Terra fondamentali per la vita. La biodiversità comprende quindi i diversi ecosistemi e tutto ciò che li compongono come le piante, gli animali ed i microrganismi. Inoltre, esprime il numero, la varietà e la variabilità degli organismi viventi e come questi mutano da un ambiente ad un altro nel corso del tempo.

Ogni specie presente sul pianeta Terra svolge un ruolo fondamentale nell’ecosistema in cui vive, mantenendo e sostenendo equilibri e cicli vitali; questi cicli di vita sono sempre più spesso compromessi dalle azioni dell’uomo, che nel tempo ha iniziato a danneggiare sempre più gli ecosistemi, creando squilibri e mettendo a rischio d’estinzione moltissime specie viventi attraverso il deturpamento e lo sfruttamento eccessivo delle risorse, causando drastici cambiamenti agli habitat naturali di tantissime specie, portandole fino all’estinzione.

La salvaguardia delle piante, degli animali e del loro habitat è fondamentale per non alterare il naturale equilibrio, non solo degli ecosistemi, ma di tutta la biodiversità e della vita sulla Terra (compresa la nostra).

L’impronta sociale: conosci la filiera del tuo prodotto?

L’impatto di un prodotto o di un servizio è dato anche dalla sua Impronta Sociale (Social Footprint), ovvero dalla misurazione dell’organizzazione, delle filiere e delle persone che stanno “dietro” al processo produttivo.

Troppo spesso infatti, specialmente dietro a prodotti che provengono dai paesi più poveri del mondo - ma di i cui i paesi ricchi sono ghiotti, come caffè e cioccolato, per citare due esempi - si celano situazioni di lavoro tragiche, fatte di sfruttamento dei lavoratori, a volte anche bambini, con condizioni disumane in termini di salario e sicurezza.

Misurare la Social Footprint permette alle organizzazioni di essere maggiormente trasparenti sul mercato e di comunicare ai consumatori la Social Identity di un prodotto o di un servizio, cioè di poter tracciare e monitorare la sostenibilità di tutte le fasi e gli attori del processo di produzione (di processi di approvvigionamento delle materie prime a tutta la fase di trasformazione), promuovendo una scelta di acquisto e di fruizione consapevole.

Da qualche anno sono disponibili anche certificazioni dedicate, che permettono alle aziende di formalizzare il loro impegno verso il cliente e la sostenibilità a 360°, permettendo ai consumatori di riconoscere e scegliere aziende - e relativi prodotti - che promuovono produzioni sostenibili non sono da un punto di vista aziendale ma anche di tutela e sviluppo effettivi dei lavoratori e delle comunità sociali dei paesi di produzione.

Se fino ad ora abbiamo analizzato tutti gli ambiti in cui, a vari livelli, l’attività umana può impattare sull’ecosistema, è giunto il momento di focalizzarci su quali attività - anche semplici e quotidiane, possiamo mettere in atto per ridurre tutte le nostre impronte ed essere più leggeri e sostenibili nei confronti del nostro mondo (che, ricordiamoci, è l’unica Terra che abbiamo).

Scelte Etiche, Consapevoli e Sostenibili

Agricoltura sostenibile a supporto della biodiversità

Per preservare la biodiversità (e perseguire un’impronta più ecologica) è necessario orientarsi verso soluzioni più ecosostenibili e fare una spesa consapevole è il miglior modo per incentivare l’agricoltura sostenibile; ma cosa significa realmente?

Il concetto di agricoltura sostenibile ha molte sfumature: con questo termine si intende un sistema di coltivazione rispettoso delle risorse, del terreno e dell’ambiente, senza alterare l’equilibrio dell’ecosistema. L’agricoltura sostenibile non comprende solo il benessere ambientale ma anche quello degli esseri viventi, con lo scopo di non arrecare danni al Pianeta per le generazioni future.

Agricoltura biologica, biodinamica e rigenerativa: quali sono le differenze?

All’interno dell’agricoltura sostenibile esistono vari metodi di coltivazione, ma tutti alla base hanno i 5 principi chiave istituiti dalla FAO (Food and Agriculture Organization):

  • Aumentare la produttività, l’occupazione e il valore aggiunto nei sistemi alimentari;
  • Proteggere e valorizzare le risorse naturali;
  • Migliorare i mezzi di sussistenza e promuovere una crescita economica inclusiva;
  • Migliorare la resilienza delle persone, delle comunità e degli ecosistemi;

Adattare la governance alle nuove sfide. Equilibrio tra iniziative del settore privato e pubblico, nonché responsabilità, equità, trasparenza e stato di diritto.

Agricoltura biologica

L’agricoltura biologica è il metodo più conosciuto e prevede una coltivazione e produzione priva di sostanze chimiche dannose per l’ambiente, ma solo l’impiego di sostanze naturali (regolamento europeo CEE 2092/91) come fertilizzanti organici e metodologie tradizionali. Lo scopo è quello di non danneggiare il terreno e tutto ciò che lo circonda, offrendo al cliente finale materie prime sane e genuine.

Certificazione biologica

Dal 2007 l’Unione Europea, per tutti i prodotti dichiarati biologici, ha reso obbligatorio l’uso della certificazione. La normativa UE prevede l’obbligo di assoggettamento al sistema di controllo di tutte le aziende della filiera, a partire dalla produzione agricola fino alla commercializzazione. Scegliere un prodotto biologico significa contribuire ad un sistema consapevole che mostra attenzione all’ambiente e a lo scopo di salvaguardare la biodiversità.

Agricoltura biodinamica

Elaborata dal filosofo Rudolf Steiner, l’agricoltura biodinamica si basa sul rispetto dell’ecosistema terrestre preservando la biodiversità vegetale. Anch’essa non prevede l’utilizzo di concimi, pesticidi e sostanze chimiche, ma sostanze omeopatiche naturali, metodi antichi e tradizionali come il ciclo delle fasi lunari e l’autorigenerazione delle piante tramite l’attivazione naturale del suolo.

Agricoltura rigenerativa

Un altro metodo di coltivazione sostenibile è quello rigenerativo, che si basa sul principio del “fare meglio con meno”. L’agricoltura rigenerativa (come dice il nome stesso) ha l’obiettivo di rigenerare il suolo, senza impoverirlo, valorizzando le colture locali e seguire la naturale ciclicità delle piante.

In particolare, questo tipo di agricoltura adotta il metodo della rotazione delle colture, cioè non coltivare sempre la stessa varietà di vegetale per non far perdere proprietà al terreno.

Le api: un piccolo insetto alla base della biodiversità

Quando si parla biodiversità ed ecosistemi, si parla anche di api. Questi piccoli insetti, che al meglio rappresentano il significato di comunità in natura, sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul Pianeta e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo.

L’inquinamento, i danni all’ambiente e i cambiamenti degli habitat naturali causati dall’uomo, tramite l’uso di pesticidi nell’agricoltura (soprattutto quella a livello industriale), stanno portando all’estinzione le api e gli insetti impollinatori e rappresentano uno dei fattori principali di squilibrio della biodiversità - secondo alcuni studi è stato dimostrato che il 70% delle 115 colture agrarie di rilevanza mondiale beneficiano del loro lavoro di impollinazione!

Per questo è importante sostenere il ciclo vitale di questi piccoli e laboriosi insetti, attraverso programmi ed iniziative dedicate.

Orto urbano: imparare a coltivare per ritrovare il contatto con la terra

Hai mai pensato di coltivare in modo sostenibile? Per chi vuole cimentarsi nella coltivazione, anche non avendo possibilità di terreno, molti Comuni d’Italia mettono a disposizione dei cittadini degli spazi verdi dove poter creare il proprio orto personale. Questo progetto sostenibile, conosciuto col nome di "Orto Urbano", è volto, non solo per mantenere aree verdi in alcune zone urbane, ma anche per dare la possibilità a molte persone di entrare in contatto con la terra: un modo semplice e stimolante per capire la bellezza dei cicli naturali dell’agricoltura e comprendere di più il rispetto dell’ambiente.

Riduci l’impatto della tua impronta… partendo dall’alimentazione

Scegliere una dieta più sostenibile e consapevole è un punto di partenza per salvaguardare l’ambiente: ne è un ottimo esempio la dieta climatariana.

Coniato nel 2015 dal New York Times, il termine “climatarian” (climatariano in italiano), ha sostituito il nome “ecotarian” (ecotoriano) - usato per la prima volta nel 2005 per definire tutti coloro che si nutrivano di cibi prodotti in modo etico. Questa filosofia alimentare, come ci suggerisce il nome, è sensibile ai cambiamenti climatici: dalla produzione del cibo, fino allo spreco alimentare. È una dieta principalmente “plant-based” ma, a differenza della dieta vegetale, quella climatiriana non esclude completamente la carne, e si basa sulla scelta di alimenti sostenibili che hanno un minore impatto sull’ambiente, come ad esempio i cibi stagionali, freschi e di produzione locale (a Km 0).

Un’altra dieta sostenibile, che è alla base della climatariana, è sicuramente quella vegetale, che si divide in dieta vegetariana e dieta vegana; prediligere questi tipi di alimentazione ha sicuramente un impatto ambientale più basso rispetto a diete contenenti proteine animali, soprattutto orientandosi su prodotti di origine biologica e sostenibile.

Dieta vegetariana e dieta vegana: ecco le differenze

Qual è la differenza tra vegetariano e vegano? I vegetariani sono coloro che seguono una dieta priva di carne e pesce, mentre i vegani escludono dalla propria alimentazione anche tutti i derivati di origine animale, come uova, latte, formaggi, miele, ecc.

Le motivazioni che portano a scegliere uno di questi stili alimentari sono diverse e personali, ma entrambi hanno un elemento comune: il rispetto degli animali, la lotta contro gli allevamenti intensivi e la salvaguardia, ancora una volta, dell’ecosistema.

Allevamenti intensivi e l’impatto sull’ambiente

Gli allevamenti intensivi infatti, hanno un forte impatto negativo sull’ambiente e sulla biodiversità in quanto, oltre a offrire uno stile di vita poco salutare per gli animali, producono in media il 15% delle emissioni di gas serra globali, senza contare le di risorse necessarie per la produzione dei mangimi, la deforestazione dei terreni trasformati in pascoli e il trasporto degli animali. 

Decidere di seguire un’alimentazione vegetale è sicuramente più sostenibile rispetto a quella carnivora, perché richiede meno risorse ed energia. Scegliere di eliminare e ridurre le proteine di pesce, carne e derivati porta sicuramente a un benessere maggiore per gli animali, per noi e per una maggiore tutela verso la biodiversità.

Scegliendo un’alimentazione di carne e pesce… come si può assumere il giusto fabbisogno di proteine?

Proteine vegetali invece di quelle animali

Molti pensano che, seguendo una dieta vegetale, non si assumano abbastanza proteine. Niente di più errato! In natura esistono tantissimi alimenti che contengono un’alta percentuale di proteine, e possono sostituire le classiche fonti di origine animale: si tratta di legumi e cereali, da cui si ricavano anche i semipreparati tipici della cucina veg.

  •  Proteine vegetali da cereali

Oltre ad essere una fonte di carboidrati e fibre, molti cereali possono contenere un’alta percentuale di proteine vegetali, in modo particolare quelli integrali e i pseudocereali come grano saraceno, quinoa, amaranto, ecc. 

Il grano (o frumento) è una delle fonti principali proteiche, grazie alla presenza del glutine: una lipoproteina composta per il 70-80% da proteine, da cui nascono infatti tantissimi derivati vegani come il seitan, il mopur e altre alternative alla carne per soddisfare il fabbisogno proteico di chi segue una dieta senza proteine animali.

  • Proteine vegetali da legumi

I legumi sono l’altro pilastro della dieta vegetale (soprattutto di quella vegan) e contengono un’alta percentuale di proteine: da un minimo del 18% ad un massimo del 44,3%**, presenti in modo particolare nei piselli, nelle lenticchie, nei ceci e soprattutto in soia e lupini. Per rendere la dieta più originale e gustosa è possibile integrare anche prodotti trasformati a base di legumi come la pasta di legumi, veg burger, tofu e tempeh. Inoltre, i legumi sono un ottimo alimento per chi pratica sport, per i bambini e per le persone anziane, perché molto più digeribili rispetto la carne.

Stile di vita vegan: non solo cibo

Lo stile di vita vegan e sostenibile comprende tantissimi ambiti oltre a quello alimentare. Sono molte le realtà che hanno deciso di seguire una produzione più etica nei confronti degli animali e dell’ambiente, realizzando prodotti da materiale riciclato o di riciclo (es. bioplastica e carta), da scarti di cibo (es. ecopelle dalla buccia della frutta) e da materie prime vegetali (bambù, mais, fibre vegetali) da colture sostenibili.

Scelte consapevoli nella spesa quotidiana

Anche leggere correttamente l’etichetta può aiutarti a ridurre la tua impronta! L’etichetta infatti rappresenta una vera e propria carta d’identità: leggere e capire le informazioni riportate è fondamentale per fare scelte più consapevoli.

Le etichette devono riportare una serie di elementi obbligatori, previsti per legge - come ad esempio la scadenza, la provenienza del prodotto - che ci forniscono informazioni importanti, sia per poter privilegiare la filiera corta e sostenibile, sia per evitare sprechi su cibi che non riusciremo a consumare in tempo.

In quest’ottica, è importante capire la differenza tra “Da consumarsi entro il…” e “Da consumarsi preferibilmente entro il…”.

  • Da consumarsi entro il…” è una data di durabilità del prodotto, entro la quale deve essere tassativamente consumato. Questa data è presente principalmente sui prodotti freschi come pesce, carne, uova, latte e derivati.
  • Da consumarsi preferibilmente entro il…” è una data che indica il termine oltre cui il prodotto rischia di perdere le proprietà organolettiche, ma il prodotto può essere ancora consumato.

In questo caso secondo, affidati sempre ai tuoi sensi (gusto, olfatto e vista) perché nel 90% dei casi il prodotto è ancora buono. Secondo alcune ultime indagini, a causa di una cattiva interpretazione delle scadenze, ogni anno vengono gettate via più di 9 milioni di tonnellate di cibo: l’equivalente di più di 22 milioni di tonnellate di CO2e immessi nell’atmosfera.

Etichetta Planet-Score®: dalla Francia l’etichetta amica del Pianeta

In Francia, per aiutare le persone verso una spesa più consapevole, è stata sviluppata una nuova etichetta: il Planet-score®

Questa etichetta fornisce informazioni rilevanti in merito ai criteri ambientali del ciclo di vita del prodotto alimentare come ad esempio l’utilizzo di pesticidi, l’impatto sulla biodiversità in base alle pratiche agricole e il livello di impronta di carbonio. Questi tre criteri vengono riportati sull’etichetta tramite una valutazione cha va da A (valore più alto) a E (valore più basso) e con l’indicazione del punteggio a colori (verde, arancione e rosso). 

Per i prodotti che contengono più del 5% di materia di origine animale, esiste un altro criterio ed è quello del benessere degli animali, presente con un altro indicatore grafico qualora il prodotto sia sostenibile.

Planet Score Etichetta

Filiere solidali e il commercio Equo

Il commercio equo e solidale

La risposta alla nostra Social Footprint può sicuramente essere il commercio equo (o Fair Trade): una forma di mercato che ha lo scopo di garantire la tutela dei diritti del produttore e dei lavoratori, offrendo un prodotto ad un prezzo giusto e tutelando il territorio d’origine e la biodiversità.

Uno dei punti fondamentale del commercio si basa sull’acquisto diretto dai piccoli produttori del Terzo Mondo e la vendita diretta ai consumatori, senza intermediazioni speculative: il tutto tramite un codice di comportamento e condizioni sostenibili.

Filiere solidali per la sostenibilità

Scegliere un prodotto da commercio equo e solidale (come ad esempio i prodotti di Altromercato) - che puoi trovare su Greenweez.it - significa non solo sostenere il lavoro delle persone nei Paese in via di sviluppo, ma anche sostenere la produzione e la coltivazione locale delle materie prime del luogo, attraverso numerosi progetti, certificazioni e attraverso iniziative per la salvaguardia del Pianeta e ridurre l’impatto ambientale e sociale.

Lo sapevi che scegliere materie prime come caffè e cacao da commercio equo solidale, ha un impatto minore rispetto ad altri prodotti? Esistono infatti tantissime realtà, del Sud America o dell’Africa, che producono rispettando i cicli naturali della filiera e dell’ambiente, riducendo al minimo la propria impronta di carbonio; un metodo molto più sostenibile rispetto a un’industria del proprio territorio che ha processi più inquinanti e maggiori emissioni di gas serra.

Filiera solidale

GreenTips: 10 consigli per abbattere la tua impronta

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per avere un’impronta più sostenibile e limitare lo spreco delle risorse? Ecco 10 consigli per rendere la tua quotidianità maggiormente eco-friendly:

  1. Spesa consapevole: acquista solo ciò di cui hai bisogno! Utilizza una lista della spesa o fai un menù settimanale per capire cosa comprare ed evitare sprechi.
  2. Scegli frutta e verdura fresca di stagione e non di serra, senza grosse quantità, prediligendo prodotti a Km 0 o comunque a filiera corta.
  3. Acquista biologico: una scelta sempre consapevole! Scegliere un prodotto biologico significa sostenere una produzione etica e consapevole, che rispetta la natura e non utilizza sostanze dannose per l’ambiente e per la salute degli esseri viventi;
  4. Riduci l’uso della plastica: scegli prodotti con pack sostenibili e riciclati, utilizza bottiglie, borracce e contenitori in acciaio e vetro invece delle stoviglie di plastica monouso;
  5. Non sprecare l’acqua: ad esempio non fare docce troppo lunghe, chiudi il rubinetto mentre lavi i denti, non innaffiare nelle giornate di siccità, ecc;
  6. Riduci il consumo di elettricità, staccando la presa di elettrodomestici e dispositivi come TV e computer quando non sono in uso;
  7. Prediligi mezzi di trasporto ecologici: quando non è strettamente necessario utilizzare la macchina, scegli mezzi pubblici o mezzi ancora più green, come la bicicletta o una bella passeggiata!
  8. Rendi ecologica la tua tecnologia: opta per apparecchi a risparmio energetico di classe A e prodotti ecosostenibili. Se devi cambiare il tuo cellulare o il tuo pc, valuta soluzioni di tech rigenerato, più ecologiche per l’ambiente e per il portafogli!
  9. Prediligi i cosmetici solidi e plastic free, che richiedono un minor consumo di risorse nella produzione e sono anche più facilmente trasportabili (più leggeri e meno ingombranti);
  10. Scegli con cura il tuo abbigliamento, optando per capi di buona qualità e facilmente abbinabili fra loro, che possano garantirti una durata di anni - evita invece il fast fashion, settore altamente impattante sull’ambiente - oppure opta per i capi di seconda mano che, oltre ad essere di tendenza o ricercati perché pezzi unici vintage, evitano la produzione di nuovi prodotti con un impatto importante sul nostro ecosistema.

Adesso tocca te! Pront* a rilevare la sfida e ridurre il tuo impatto? 

Puoi partire dalle tante giornate nazionali e internazionali dedicate all’ambiente e alla sostenibilità! Si tratta di giornate, identificate nel tempo da vari organismi e associazioni, per promuovere attività di vario tipo, volte a sensibilizzare la popolazione verso i vari ambiti della sostenibilità:

  • Giornata della Terra - 22 aprile: si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta terra.
  • Overshoot day: varia di anno in anno e rappresenta il giorno in cui l’umanità ha terminato il consumo delle risorse prodotte in quell’anno e, da quel momento, si trova a debito verso l’ambiente; nel 2023 l’Overshoot day è caduto il 15 maggio.
  • Giornata della Biodiversità - 22 maggio: dedicata alla difesa e alla tutela della biodiversità, è stata proclamata nel 2000 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare l'adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica.
  • Plastic free July: il mese senza plastica! Un mese di iniziative volte a sensibilizzare contro l’utilizzo smodato di plastica
  • Giornata Mondiale Vegetariana - 1 ottobre: World Vegetarian Day, istituito nel 1977